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SEE NAPLES AND DIE – Sam Alexander Gregg

Nel 2014 Sam scopre Napoli rimanendone così catturato da decidere di rimanerci e per due anni, anni in cui immortala il volto delle persone e i quartieri, ritrovando quegli stereotipi attraverso cui la città di Napoli è conosciuta nel mondo, ma senza giudizio ed anzi con la volontà di celebrare le persone emarginate e i valori umani universali. Nelle sue immagini la teatralità, personaggi vibranti nei quartieri più trascurati, lo straordinario nell’ordinario.

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EN

In 2014 Sam Gregg discovers Naples, he was so captured from the city that he decides to remain  for two years, years in which he immortalizes faces of the people and neighborhoods, finding those stereotypes through which the city of Naples is known in all over the world, but without judgment and with the desire to celebrate marginalized people and universal human values. In his images the theatrality, strong characters, the extraordinary in the ordinary.

Sam Alexander Gregg - BIO

Sam Gregg (1990) è un fotografo autodidatta di ritratto e fotografia documentaria di Londra. Con un interesse particolare per le comunità emarginate e espropriate, il lavoro di Gregg è sia immersivo che distante, rifugiandosi in ambienti complessi come mezzo per seguire narrazioni che riflettono sulla propria cultura per esplorare temi umani fondamentali. Nel corso del suo lavoro, Gregg ritorna dai valori anomali, individui che vivono in periferia e sono nascosti o deliberatamente travisati come mezzo per esercitare potere e controllare le narrazioni.

 

EN

Sam Gregg (England, 1990) is an autodidactic portrait and documentary photographer from London. With a particular interest in marginalized and dispossessed communities, Gregg’s work is both immersed and removed, taking refuge within complex environments as a means of following narratives that reflect on his own culture in order to explore fundamental human themes. Throughout his work Gregg returns to outliers, individuals who live on the outskirts and are hidden away or deliberately misrepresented as a means of exerting power and controlling narratives. 

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